domenica 3 agosto 2008

Semel in anno

Ogni anno l'appuntamento al Festival Latinoamericano di Assago ci ricorda quanto è poco allegro il nostro fatuo e consumistico benessere. Ai loro occhi siamo un popolo troppo triste, proprio noi che ci crediamo il paese più solare, della vita più dolce. La nostra illusione ci fa credere ancora che solo noi sappiamo come divertirci. E proprio per noi, quelli per i quali è impossibile tirare avanti senza progetti, risparmi, certezze sul futuro, almeno una volta all'anno, è lecito essere spensierati.

L'amico Ennio (alias Duilio) sabato sera si è ricongiunto con una sua vita parallela dalla quale si era sdoppiato in una sliding doors di chissà quanti anni fa. Morale: per quanti sforzi si facciano per migliorare, cambiare, intraprendendo le strade più diverse, la vita le riconduce tutte su un'unica grande highway, già tracciata per ognuno da tempo immeromorabile.



lunedì 28 luglio 2008

Evolution

Una più bella dell'altra le composizioni di Giovanni Allevi. Sentirlo ieri sera dal vivo me le ha fatte apprezzare in maniera più intensa. L'effetto dei martelletti del pianoforte che picchiano sulle corde in funzione della passione e della sofferenza dell'esecutore è un effetto difficilmente riproducibile in un cd, oltre che diverso ogni volta.
Ho letto molte critiche sulla sua musica, sempre proporzionali al suo grande e recente successo. Penso sia la vecchia storia snob di chi si sente eletto fruitore di musica classica e storce il naso quando viene resa orecchiabile e rischia di raggiungere il pubblico volgo.

sabato 26 luglio 2008

Mal d'america


Stamattina quando la radiosveglia si è accesa, nel buio della camera, ho pensato che era la prima volta da quando eravamo in viaggio che sentivo un brano in italiano, e che era davvero una strana coincidenza che proprio alla sveglia fosse stato trasmesso un pezzo non in inglese.
E' ormai una settimana che siamo rientrati, eppure non solo mi capita di pensare spesso al viaggio USA, ma addirittura, come stamattina, di sognare ad occhi aperti e credere di risvegliarsi in uno sconosciuto motel non vedendo l'ora di alzarsi per ripartire verso una nuova meta del grande paese.

Dopo la corsa sugli argini del Tanaro (per la stagione estiva io e il buon Davide prediligiamo il running di buon ora), un vecchio stendino rotto lasciato nei pressi della discarica mi ha fatto pensare ad alcune opere esposte al museo d'arte moderna di Los Angeles, ho pensato che quella ferraglia, proprio in quella posizione, non avrebbe sfigurato in una sala di avanguardie. Ne ho anche abbozzato un titolo, "la persistenza della lavandaia".

Dalle parti del New Mexico avevamo incontrato una coppia di italiani che da dieci anni trascorrevano tutte le loro vacanze negli USA, visitavando ogni volta uno stato diverso. Ci avevano detto di non poterne più fare a meno.

Non so se anche a noi è venuto il mal d'america, comunque ci siamo seriamente riproposti che nel 2010 saremo a New York e parteciperemo alla stra-nota maratona. La preparazione all'appuntamento è piuttosto impegnativa, c'è tempo è vero, ma serve a tener viva la mente e il fisico. Speranza consolatoria direi.

venerdì 18 luglio 2008

Sunset Boulevard

Los Angeles (Ca), 17.07.2008, ore 10.00 P.M.
Hotel Marriot, niente male, stanza 152, bagagli pronti e sveglia ore 04 a.m.,domani si lascia il grande paese e si torna a casa.
Tra le tante cose mancherà questo modo di condividere alcune istantanee di viaggio realizzate in luoghi nuovi e pieni di stimoli, difficilmente riproducibili una volta tornati.
Solo impressioni, una analisi più profonda sarebbe stata impossibile per viaggiatori di passaggio come noi, che dopo aver avidamente assaggiato, parlato, domandato e improvvisato amicizia, sono ripartiti il più delle volte all'alba prima che tutti se ne accorgessero, in cerca di un posto nuovo dove sperimentare lo stesso spirito di adattamento.
La ricerca di alcuni luoghi comuni è stato solo un punto di partenza e il lasciarseli alle spalle ha dato senso ad ogni tappa del viaggio.
L'automobile, il nostro mezzo di trasporto, non è stato solo funzionale agli spostamenti ma una vetrina privilegiata sulla vita della gran parte della gente incontrata, in luoghi dove ogni cosa è separata da grandi distanze. Tutto è "drive in" o "drive thru', si entra in macchina anche in lavanderia, si consegna e si ritira senza scendere, le cassette postali sono conformate per imbucare da seduti, così come molti cestini della spazzatura. I circa 4 mila km e 21 giorni di viaggio, pur se pochi, ci hanno dato un piccolo assaggio del sud ovest degli Stati Uniti, idee, pensieri, immagini da utilizzare per accrescere, un pò alla volta, la nostra confusa idea del mondo.

Antiques & Collectible

Hollywood L.A. (Ca), 16.07.2008, ore 11.00 P.M.
In ogni paese o città visitati durante questo lungo viaggio ci siamo imbattuti in affascinanti e sbalorditivi negozi di antiquariato. Il più delle volte non si tratta di antico, ma di roba vecchia tout court, usata, qualsiasi oggetto o suppellettile reperibile nell'abitazione della nonna. Il tutto esposto con una cura ed una solennità che supera di molto quella di un qualsiasi importante museo. Anche nel più piccolo centro ce n'è almeno uno. In alcuni paesi ne abbiamo trovati talmente tanti da credere che tutti i suoi abitanti fossero dediti a tale passione e la vita si svolgesse nel vendersi reciprocamente le anticaglie. Ad uno dei titolari ho deciso di chiedere che senso avesse l'esistenza di così tanti negozi di cose vecchie.Cercavo una risposta che assomigliasse più alla ratio filosofica che ad una valutazione commerciale, e in parte sono stato appagato. Mi ha detto che da queste parti le persone, nel corso della vita, si disfano spesso delle cose che ingombrano e che sono completamente inutili ed altrettanto spesso amano cercare oggetti che gli ricordano la casa dove hanno trascorso la loro infanzia, o semplicemente il tempo passato. Cosi facendo, si crea una catena senza fine.
Da parte nostra non possiamo negare di aver trascorso un discreto numero di ore dentro queste raffinate esposizioni, il più delle volte a stupirci degli oggetti che qualcuno ha avuto la cura di far finire li dentro. Lo riteniamo, comunque, un vezzo che ci ha aiutato, almeno un poco, a capire un pò di più sui luoghi che abbiamo incontrato, sulle persone e sulle loro storie, le piccole e grandi manie, su quello che ci ha fatto sembrare questi americani così diversi, pur sapendoli così uguali a noi.

mercoledì 16 luglio 2008

C'era una volta il west

Bakersfield (Ca), 15.07.2008, ore 11.00 P.M.
Il cinema ha contribuito enormemente a diffondere il mito americano, anche nel mio immaginario fin dagli anni di un'infanzia ben nutrita dalla visione di tantissimi film del genere western.
Passando quasi per caso a Lone Pine (Ca) scopriamo l'esistenza di un bel museo dedicato al cinema che celebra con cimeli originali tutti i film che sono stati girati, in tutto o in parte, in questa zona della Sierra Nevada. C'è n'è di ogni tipo, dai classici con John Wayne a "Il Giorno Maledetto" con Spencer Tracy, fino al Gladiatore con Russel Crowe, l'elenco è infinito. Visitato il museo reperiamo veloci informazioni sulla strada per raggiungere il vicino luogo così ricercato da sceneggiatori e registi, che ci dicono chiamarsi Alabama Hill. La temperatura da pieno deserto e l'orario proibitivo (che poi battezzerò "Mezzogiorno di Fuoco"), non ci fermano e in men che non si dica siamo a ridosso della costa est della Sierra Nevada in uno scenario incredibile, che sa veramente di "film già visto". Esaltato e anche emozionato tento una posa fotografica tra alcuni enormi massi che sovrastano un sentiero, come fossi una sentinella ad attendere il passaggio immaginario di una carovana, tenendo a fianco il mio inseparabile, e altrettando immaginario, fucile winchester. Un colpo di sole mi consiglia di rientrare al fresco dell'auto e salutare i miei eroi di un western che oramai non esiste quasi più. Riprendendo lucidità mi viene in mente che anche il nostro viaggio si avvicina ai titoli di coda, e questo, ci piace molto meno.

martedì 15 luglio 2008

The other side of California



June Lake (Ca), 13.07.2008, ore 10.30 P.M.
Avevamo tentato a Santa Fe sul Rio Grande, ma quel giorno il nostro itinerario ci portava altrove. Poi al Grand Canyon sul Colorado River, ma senza prenotazione è stato impossibile. Oggi siamo riusciti ad appagare la voglia di rafting al parco Yosemite. Il fiume è meno blasonato degli altri due, ma la vista che il suo letto ci ha offerto, come le cascate Wed Veil ad esempio, era di quelle che provocano una contrazione del petto e dello stomaco.

In serata attraversiamo l'intero parco per sostare nei pressi del grande Mono Lake e la zona è circondata da moltissimi altri laghi minori. Domani si torna verso sud attraverso la statale 395 che ci dicono essere un'altra "scenic road", per amanti del genere.

Il ricongiungimento con la natura ha riportato limpidezza nei nostri pensieri, che oggi sono stati anche per gli indiani Ahwahnee che vivevano questi monti in un rapporto col territorio impossibile da recuperare. Ogni tanto è bene regredire in luoghi come quelli di oggi.