giovedì 7 maggio 2009

Hystoric s.s. 2



Oggi pomeriggio ho raggiunto Siena percorrendo, da Viterbo, quasi tre ore di strada Cassia. Il percorso alternativo, con i colori nuovi della stagione, ha l'impagabile pregio di rendere viaggio il mero spostamento. Unica avvertenza, prendersi del tempo in più e dare alla fretta lo stesso peso che ha il concetto di vano. L'antica strada attraversa, da secoli tortuosa e fiera, i centri abitati. Ad ogni paese si entra nell'epoca che esso si è scelto e al quale tutto si è conformato, cose, persone, gatti. Ogni comunità rivendica un suo motto, ogni borgo si inorgoglisce di una sua unicità, ben stampata sul pannello di benvenuto. Fantastica la vita di provincia, vorrei vivere un'ora intensa in ognuno di questi posti. Chiacchierare con i vecchi alle ombre dei caseggiati in tufo, parlare di luoghi comuni col negoziante seduto fuori dalla vetrina, salutare il matto, far tesoro della sua massima del giorno e catturare un poco della leggerezza con la quale tratta le cose del mondo che tutti giudicano troppo, troppo serie.

sabato 2 maggio 2009

primo maggio


Il fiume è uscito ancora dalla sua sede. Nel luogo dove andiamo a correre ha invaso buona parte dei campi circostanti. La nostra stradina ad un certo punto si interrompe. Il percorso al quale ci siamo affezionati cambia e noi dietro a lui, impotenti di fronte alla dimostrazione di forza, appena accennata, ma fieri, siamo anche noi nel suo ritmo. Non ci fa paura la natura, non può, siamo parte di essa. Correndo cerchiamo l'unisono col suo battito e col suo ritmo perpetuo. L'affanno e il respiro lungo, la sete e lo sforzo, poi l'alterazione dei sensi. Finalmente il benessere si diffonde, un calore che sale e un silenzio profondo. Finalmente liberi.

martedì 21 aprile 2009

I should have known better

Snobbare la tv è un esercizio che pratico abbastanza spesso. Il salotto di casa de-catodicizzato e adibito a sala lettura è più che altro un'effimera esaltazione dell'immagine di aspirante famiglia acculturata. Non cambierò mai il mio televisore dell'arcaica profondità di 50 cm: deve rimanere l'oggetto simbolo della tensione psicologica dell'essere umano contro il sistema dell'omologazione in agguato. E poi c'è sempre qualcosa di più importante da fare di sera (mai mi alzerò da quel divano) ed è ancora piacevole parlare, raccontarsi la giornata, dialogare sul futuro prossimo (mi disturba anche solo che mi si chieda "come è andata oggi" e vorrei poter delegare pure il cenno del capo per rispondere a banali comunicazioni di servizio tipo "vuoi un bicchiere d'acqua?"). Il quadretto è perfetto e come si intuisce non c'è spazio di manovra per quelli che, tra una televendita e l'altra, pretendono di intrattenere chi non ha assolutamente bisogno di una somministrazione di sciocchezze.
Eppure qualche volta, chiuse bene le imposte sempre facendo attenzione che nessuno se ne accorga, dopo esserci scambiati pochi, ma ancora piuttosto efficaci, complici e maliziosi sguardi, in punta di piedi azioniamo il tasto che avvia lo scatolone di plastica e vetro bombato. Le valvole ci mettono molto a riscaldarsi, l'immagine prende luminosità un po' alla volta, così come il suono.
Ogni settimana penso: dovremmo smetterla di seguire X-Factor in clandestinità. Vorrei trovare il coraggio per fare outing; d'altra parte siamo o no appassionati di musica? Abbiamo persino velleità artistiche e ambiziosi progetti musicali in corso d'opera, nessuno può smentirlo.
Ma non ci riesco; perchè qualcuno ogni tanto lo chiama "reality"? Dopo l'ultima puntata di domenica, comunque, non è più necessario mostrare finta indifferenza. Posso persino smetterla (mai accadrà) di provare quella incontrollabile invidia verso chi ha ricevuto in dono una voce superiore. Chi suona con me forse sa cosa intendo dire..


lunedì 13 aprile 2009

Paesi






Ogni volta che mi imbatto in una qualche meraviglia del territorio italiano, della quale pochi curano il giusto risalto, non riesco a evitare di fare paragoni con il modo col quale vengono trattate modeste attrazioni che mi è capitato di visitare in certi paesi esteri. Alla signora che ho trovato all'interno di una specie di ufficio pubblico, vicino al centro storico di Farnese, ho raccontato che in Texas, nel mezzo del deserto, siamo stati subdolamente e affabilmente attirati all'interno di un sito nel quale, in un imprecisato passato, si pensa sia caduto dal cielo una specie di sasso. Intorno a questa anonima buca del terreno era stato creato, nell'ordine, un museo multimediale, un centro studi nazionale, la ricotruzione storica dei lavori fatti dai vari ricercatori trovatisi a passare da quelle parti nel corso degli anni nonchè un grande bar tavola calda all'interno del quale è utile meditare sullo sconfinato spirito d'iniziativa americano al termine della surreale visita guidata della durata di circa un'ora.
Sempre alla simpatica donnina di Farnese chiedevo il perchè non fosse rintracciabile alcun cenno turistico nelle suggestive viuzze dove erano state girate le scene più importanti del Pinocchio di Luigi Comencini. Poi anche il perchè non vi fosse alcuna indicazione storica delle opere, dall'aria vagamente importante, all'interno della chiesa parrocchiale: tra tutte l'imponente scena biblica dall'effetto caravaggesco o il vivo San Sebastiano nei pressi dell'altare. Dopo quest'ultima mia citazione iconografica, la fino ad allora paziente impiegata prendeva congedo da noi con finta rassegnazione. Con la sua espressione "cosa volete fare, è così", lasciava trasparire il compiacimento di chi pensa che il dare poca importanza a ciò che si ha è segno di misura, e che la lamentela del visitatore nasconde ammirazione e recondito appagamento del desiderio di scoperta.

mercoledì 8 aprile 2009

Attimi


Lunedì mattina mi ero svegliato con l'idea di pubblicare il divertente video della corsa domenicale di Vignale. Appena accesa la radio, in un attimo, sono rimasto fermo e terrificato. Soprattutto non ho avuto la forza di seguire l'istinto di partire immediatamente. Mi sono detto che un aiuto non organizzato e non inquadrato avrebbe portato solo confusione e che il migliore contributo è quello che può essere inviato a distanza. La tragedia, in realtà, non ha mai conseguenze organizzate e lo spazio per l'iniziativa di chi vuole esserci non passa mai in secondo piano. Ho perso un importante attimo. Anche chi nel profondo della notte non ha dato retta alla sensazione di un momento, o chi non ne ha avuto nemmeno l'occasione, ha perso quell'attimo e anche la vita. Le conseguenze di quegli attimi spaventosi accompagneranno per sempre gli altri protagonisti che hanno perso tutto, sono scampati al nulla e sono rimasti accanto solo alla disperazione.
Quando toccherà alla ricostruzione, se passerà l'idea delle moderne città satellite, quei centri fantasma resternno lì, ancora a ricordarci quegli attimi di paura e impotenza, dove la natura ha imposto il suo istinto e la ragione umana ha misurato i suoi limiti.

lunedì 30 marzo 2009

Piacevolmente insensibile



Dicono che se durante il running si è in grado a discorrere senza troppo affanno, l'allenamento è da ritenersi eseguito in modo corretto. E' un metodo di valutazione che mettiamo sempre in atto, con soddisfazione debbo dire. Spesso mi diverto a sottoporre al mio compagno di corse i maldestri episodi di vita, le esagerate esternazioni sentimentali o i piccoli aneddoti di comportamenti un po' ridicoli, di persone da noi conosciute. Dopo il mio racconto, volutamente architettato a dovere, so già che giungerà impietoso e sferzante, il commento che annichilisce e sigilla senza ulteriore appello l'ignara entità della miseria umana.
Esercitarsi al cinismo è lavoro fine, applicazione di intelligenza e intima necessità di sopravvivere alle infinite mediocrità sulle quali crediamo di galleggiare ogni giorno.
Forse patetico, ma terribilmente divertente!

mercoledì 18 marzo 2009

Una corsa ci salverà

Solo chi non è a conoscenza del macigno che da tre settimane ci è crollato addosso sul lavoro mi chiede ancora il perchè non abbia più aggiornato questo spazio. Oggi ho deciso di ritornare alla vita. Per poco, ma di ritornare alla vita. Sono arrivato a casa presto, quasi furtivamente. Mi sono cambiato, sono passato a prendere il buon Davide e soprattutto ho spento il cellulare per quasi due ore.
Qualche giorno fa Mari mi ha detto che non le è sembrato molto normale che alle tre di notte, mentre naturalmente si dormiva profondamente, io abbia risposto ad una telefonata non facendo nemmeno terminare il primo squillo. (Esiste, ci avrete fatto caso, un impercettibile ma lungo moto preparatorio che precede il primo squillo, una sorta di fenomenologia dove le radiazioni e le cariche elettromagnetiche precedono l'arrivo della chiamata. Ebbene, questa fase, che nei progetti degli ingegneri della comunicazione mobile sarebbe dovuta restare sommersa, come invisibile per l'utente finale, diventa in realtà, a causa della convivenza forzata con l'apparecchio, empatica alla nostra sensibilità, in irreversibile contatto, quasi inspiegabile, con i nostri terminali nervosi). Dicevo appunto, che dopo aver risposto con voce quantomai pronta, fornivo tre o quattro dati con piglio di certezza, salutavo e senza alcuna esternazione ricadevo sul cuscino. Naturalmente ho subito confermato l'episodio, liquidandolo alla maniera di chi si sente di rispondere per senso del dovere ma anche scocciato del fatto che sia accaduto. Tutto questo in maniera che non vi fossero in lei dubbi sul fatto che io ricordassi perfettamente l'episodio, che in quel momento fossi proprio io, intendo io lucidamente conscio, ad aver risposto e detto delle cose probabilmente sensate, a quell'interlocutore che richiedeva la mia attenzione a quell'ora insolita.
Ecco, oggi ho pensato che una corsa mi avrebbe fatto bene.