lunedì 19 aprile 2010

C'est Camargue

Sul grande piazzale all'ingresso del paesino il silenzio è trasportato e sospinto dalla brezza marina. Ci sono più di cinquanta camper, poche luci, qualche cane da compagnia affacciato pensieroso agli oblò di plastica. Le case sono basse e bianche, si respira aria iberica. La campagna inondata dal Rodano è luogo di canali e risaie, i suoi cavalli simbolo, bianchi e robusti, popolano le fattorie ridisegnate da vocazione turistica. Nel Museé de Camargue abbiamo fatto un salto indietro nel mondo contadino dell'altro secolo. Una civiltà che pur differendo per costumi e tradizioni suscita per me, ovunque la incontri, lo stesso stato d'animo nostalgico di una essenzialità magica e perduta.

domenica 18 aprile 2010

Aix an Provence

Arrivati all'imbrunire, troviamo un andirivieni vitale e silenzioso nelle stradine pedonali del grande centro. Quasi ci perdiamo, meravigliati dall'atmosfera suggestiva delle architetture pastellate. Prima di smarrire il ciottolato che ci guidava, non avendo perso altrettanto appetito, una porta in legno anticato ci conduce in un ristoro tipico ove in ostinato francese si servono provenzali composizioni.

domenica 11 aprile 2010

Vivicittà 2010



Si torna a correre e soprattutto si torna a mischiare i propri umori a quelli di tanta altra gente.
Anche stavolta la corsa mi inspira più di un tema: l'ecologia e il recupero di semplificate abitudini di vita, la solidarietà sociale e l'aggregazione tra simili, i conflitti dei singoli e quelli del mondo; nell'attesa dell'ispirazione che ne inneschi lo sviluppo, fluttueranno in modo apparentemente casuale tra mille pensieri in continuo movimento.

domenica 14 marzo 2010

Risvegli


A metà del primo giro mi sento come appena partito. Il sole sembra voler scendere pigramente questo pomeriggio. Indugia perché sa quanto è stato invocato e vuole godere del primo momento di gloria dell'anno. Sono quasi le sei, controllo ripetutamente l'apparecchio al mio polso, non voglio scendere al di sotto delle ultime medie, non posso. Sarebbe come ammettere che il periodo di inattività ha causato conseguenze che invece vorrei semplicemente ignorare. Torno a correre e torno a scrivere, anche il periodo di silenzio non ha cambiato il fervore naturale col quale tento di eguagliare ogni volta una qualche originalità. Cerco di convincermi di questo mentre un altro pensiero si sovrappone al respiro affannato dei 5 km, il giro di boa. Preferisco non ascoltare musica in cuffia, la concentrazione che arriva a far uscire la mente dal corpo ha bisogno di risalire dal rumore della realtà fino a permettermi di osservare me stesso da prospettive diverse: ora dall'alto, ora mi precedo, ora cambio visuale senza perdere di vista quello che il corpo continua a fare. Lo sorveglio ed intanto mi perdo in altri mondi. Penso al legame inscindibile che c'è tra il mio moto fisico e quello creativo, poi a qualche strampalato progetto da iniziare, fino all'incipit di un romanzo giallo, inflazionato, allora potrà essere la sceneggiatura di un noir:

un podista che intravedo da lontano procedere in senso opposto, attrae irresistibilmente il mio sguardo. Mi fisso sulla fascia colorata che ha intorno alla fronte. Non so che cosa ha di curioso, nulla, anzi è strana eppure non so dire il perché. Si avvicina, il suo viso si mette a fuoco sempre più sofferente, drammaticamente contorto, il suo passo è più irregolare, rallenta mentre da segni convulsi di cedimento. I suoi spasmi sono eccessivamente vistosi eppure continuo a guardare quel particolare senza alcun senso. Rallento involontariamente anche io, è ormai di fronte a me come mi avesse disperatamente cercato. Con i suoi ultimi scatti si inginocchia ed afferra i miei avambracci ancora oscillanti sulle giunture. I miei occhi non sono meno spalancati dei suoi, ma non so se ugualmente incrinati a sangue. Allunga il collo in modo innaturale ed emette un respiro che vorrebbe tramutarsi in qualcosa di sensato. Resta così sospeso per qualche secondo. Tutto è fermo ora, l'aria e la natura immobili. Solo quando tutto il resto del suo corpo si accascia privo di totale resistenza, mi sveglio dall'ipnosi e realizzo che un perfetto sconosciuto mi ha appena sussurrato due parole ed ha ora tutte le sembianze di chi non potrà più ripeterle. (...)

Terminate le creative fantasie è ora di rientrare sul corpo: l'allenamento sta per finire e devo essere presente e lucido per schiacciare sul tempo e verificare l'andamento ed il risultato. Poi, con la giusta calma, rientrare a casa e riversare le confuse idee sulla fredda pagina del pc: le prime di una nuova, impegnativa stagione.

lunedì 25 gennaio 2010

Safaryway for me



La sensazione è piuttosto irreale. Percorri una lunga strada, indugi agli incroci, sbagli la direzione e tenti di orientarti, cerchi quel borgo di cui non trovi più la segnalazione, finalmente riprendi il tuo itinerario. Poi, stanco, decidi di accostare. Il tempo di togliere il piede dai pedali, allungare le braccia piegate dietro la testa. Ti giri e la tua piccola casa è dietro di te. Una sorta di infantile senso di protezione unito ad una matura necessità di libertà in viaggio.


La colonna sonora è un pezzo storico al quale un piccolo cambio di sintassi trasforma il ritornello nel nome del nostro camper.

giovedì 14 gennaio 2010

RV experience - 2

Un paio di cose mi dicono che è tempo di muoversi: la preoccupante attrazione in questi giorni freddi verso il divano di casa e l'immagine non più a colori del mio abbacchiato umore.
La creatività dell'amico Leo ha sottoposto la nostra macchina dei sogni ad un piccolo restyling che non escludo di tradurre, prima o poi, in realizzazione pratica. Servirebbe a portare in giro, insieme ai passeggeri, le storie di tutti i loro incontri e di tutte le loro scoperte. Anche questo blog assumerebbe finalmente una veste definita: il diario di viaggio di due pellegrini alla perenne ricerca dell'instabile.

mercoledì 2 dicembre 2009

RV experience


Mari mi fa sapere che da oggi siamo ufficiamente proprietari di un camper.
Un vecchio Safariways su Fiat Ducato col quale scoprire l'Italia degli scorci e dei paesi o avventurarsi nella vecchia Europa della storia (almeno per iniziare) senza pianificare troppo fin dall'inizio. Un ipotesi troppo zingaresca e romantica della vita? Può darsi, soprattutto per due senza alcuna esperienza di genere, affascinati solo da una vaga idea di viaggio in libertà che hanno assecondato più un capriccio da sognatori che una ponderata scelta di acquisto. Eppure sento già forte la voglia di stipare pochi stracci e qualche provvista a bordo, accendere il fumoso motore diesel facendo tremare per qualche secondo la cabina, instradarsi a prudente e limitata velocità di crociera, far navigare il grosso piroscafo a ruote da un sosta all'altra con lo sguardo affamato ed il sorriso sulle labbra. Serve altro?