sabato 15 gennaio 2011

La finestra sul cortile

Una distorsione alla caviglia, notte di ghiaccio e dolore, poi lo sforzo fino al pronto soccorso. L'ortopedico di poche parole, apparentemente scazzato, rientra perfettamente nel cliché della situazione assolutamente poco originale. Bloccato in casa e oggi anche rabbioso. Mi immaginavo come il protagonista del film di Hitchock, che nella sua permanenza forzata è raggiunto da un'avventura mozzafiato. Invece essere ad una rampa di scale dal mondo è solo un pò più che deprimente. La stessa energia che ho messo nella caparbietà del farmi male correndo su un pallone, agisce ora in senso contrario e mi svuota di ogni impulso. Tornare alle mie attività quotidiane o volare per il funerale della nonna Vittoria. Sono fermo ed incapace di trovare una reazione che allevi la mia angoscia. Penso anche alla Sua immobilità, quella degli ultimi anni, alla noia assurda dei giorni tutti uguali in quella grande luminosa stanza che da sul cortile alberato. Uno dopo l'altro chiedendosi se ne seguirà ancora uno, e dopo questo se ancora un'altro oppure no. Novantanove da poco, ora spostandosi dal letto alla sedia, ora facendosi sorprendere da una visita, evento sempre troppo breve e troppo violento. Quando tornerò a trovarla forse passeggerò da solo fino al piccolo cimitero, ritrovando percorsi nei ricordi da bambino, i racconti e le canzoni di nonna, che è sempre stata vecchia, le tante notti nel suo lettone, dove è sempre stata vedova, tutte le sue apprensioni e tutti i suoi brontolii. Dove è sempre stato il suo modo di amare. Ciao.

martedì 28 dicembre 2010

5 dicembre 2010 ore 21.52

Dopo le tre ore in sala parto, assistendo al travaglio di Mari, ho capito il senso della frase della dottoressa "si viene al mondo con la forza della disperazione". Impotente eppure protagonista, una emozione forte, a tratti violenta, pur se da spettatore. Un momento provo a dare coraggio e l'altro devo reggermi forte per non sobbalzare e perdere lucidità. E' quasi come un giro sulle montagne russe, ma un giro molto lungo, dove al momento di fermarsi l'accrocco accellera di nuovo e riparte, senza capire quando terminerà il brivido. Poi ad un tratto, ormai in cronico stordimento, un'ultima folle accellerazione, il suo gesto di disperazione, la giostra si ferma e la vita esce all'improvviso. Pianto e gioia, sollievo e terrore. Mille volte lo avevo immaginato ma la senzazione non assomiglia nemmeno lontanamente ad una di quelle. Ora tutti sono più calmi, gli spostamenti, i movimenti, decisamente più lenti, sembrano gesti di routine. E Lui esiste. Lo ripuliscono, lo pesano, io sono lì vicino e penso che tra poco me lo consegneranno in mano con un semplice "prego"; tutte le speranze, l'ansiosa attesa, le tante preoccupazioni, poi la sofferenza e ora con un passaggio di mani, un "prego", eccolo qua.
Una infermiera entra dicendo che fuori è tutto imbiancato, qualcuno si preoccupa delle strade e del rientro a casa. Dev'essere tardi, anche se il tempo conta davvero poco adesso. Penso che la mezzanotte sarà passata e sia già un giorno diverso. Guardo Lui e sono certo che ora tutto sarà diverso.

martedì 19 ottobre 2010

Ombra di riflesso

L'esistenza di David ha ingenerato, in concomitanza con la traboccante gioia per il suo prossimo ingresso al mondo, un velato senso di inquietudine al quale fatico a dare un nome razionale. Una delle sensazioni più superficiali che riesco a coglierne è il senso del tempo che sfugge troppo velocemente.
Anche per questo oggi non ho voluto far scappare questo pomeriggio di sole, ritenendolo già raro, per tornare a fare il mio amato running.
Mentre sudo soddisfatto provo ad interrogare la mia ombra proiettata sugli argini di Alessandria. Pur nella sua bidimensionale espressione di colore assente pare suggerirmi di dire, e pensare, a meno sciocchezze.

Dì di festa

La castagnata di Tagliolo Monferrato, il borgo affollato di visitatori domenicali, tutti gli abitanti alle loro organizzate mansioni, fumo di legna buona, vino rosso spruzzato sulle enormi padelle forate,banchi modesti e mostre orgogliose ai piedi del castello risvegliato per l'occasione. Allestire una festa di paese non è montare uno stand di pvc sopra metalliche cucine industriali per saziare a catena le orde ipnotizzate da remoti appetiti dozzinali. Prediligo di gran lunga i luoghi dove si tenta di restituire, anche agli estranei, una sintesi coreografica della quotidiana realtà dove ciascuno si sente protagonista della fiera sopravvivenza comunitaria. L'atmosfera paesana regalata a grandi mani, sotto un cielo autunnale che ha deciso oggi di festeggiare ammiccante.

venerdì 15 ottobre 2010

One man Band in Alessandria


Primo pomeriggio grigio, preludio della stagione fredda che sta entrando, un artista di strada si materializza in Piazzetta della Lega e scuote dal torpore i pochi passanti che rientrano, malinconici, nei loro posti dalla pausa pranzo.




domenica 26 settembre 2010

Gagliaudo 2010

Qualche scatto ad Alessandria durante "Gagliaudo tra i mercanti 2010".






mercoledì 22 settembre 2010

Una mela al giorno


Sono entrato per la prima volta in un Apple Store a San Francisco, quasi considerandolo un'attrazione del posto. Ricordo una coda enorme, stavano presentando qualcosa di nuovo. Nonostante la ressa, una volta dentro l'atmosfera era divenuta improvvisamente pacifica. Le voci erano attutite e tutti si muovevano come se il pavimento fosse stato ovattato. La disposizione minimalista non faceva sembrare gli oggetti esposti semplice ferraglia in attesa di imminente obsolescenza. Le linee pulite, le forme semplici ma geniali, l'arte sotto forma di tecnologia della più avanzata. 
Le creazioni elettroniche sono piacevoli da maneggiare, belle almeno quanto inutili. Si entra e si passeggia nelle stanze con il fare di chi visita un museo. Dopo aver respirato l'aria della nuova dimensione, ci si avvicina agli oggetti innaturalmente sospesi sugli espositori. Atteso il proprio turno si possono finalmente toccare. L'uso del tatto è all'inizio discreto e poi man mano si fa più audace. Infine si decide che è arrivato il momento di non spingersi oltre. Si poggia cautamente la creatura facendola ritornare a fluttuare, si esce e quel desiderio di possesso pare essere completamente appagato. 
Innegabilmente attratto dalle modernità, ed insieme nauseato dal consumismo fine a se stesso, talvolta in via Migliara vado a ricercare quelle stesse sensazioni.