mercoledì 22 settembre 2010

Una mela al giorno


Sono entrato per la prima volta in un Apple Store a San Francisco, quasi considerandolo un'attrazione del posto. Ricordo una coda enorme, stavano presentando qualcosa di nuovo. Nonostante la ressa, una volta dentro l'atmosfera era divenuta improvvisamente pacifica. Le voci erano attutite e tutti si muovevano come se il pavimento fosse stato ovattato. La disposizione minimalista non faceva sembrare gli oggetti esposti semplice ferraglia in attesa di imminente obsolescenza. Le linee pulite, le forme semplici ma geniali, l'arte sotto forma di tecnologia della più avanzata. 
Le creazioni elettroniche sono piacevoli da maneggiare, belle almeno quanto inutili. Si entra e si passeggia nelle stanze con il fare di chi visita un museo. Dopo aver respirato l'aria della nuova dimensione, ci si avvicina agli oggetti innaturalmente sospesi sugli espositori. Atteso il proprio turno si possono finalmente toccare. L'uso del tatto è all'inizio discreto e poi man mano si fa più audace. Infine si decide che è arrivato il momento di non spingersi oltre. Si poggia cautamente la creatura facendola ritornare a fluttuare, si esce e quel desiderio di possesso pare essere completamente appagato. 
Innegabilmente attratto dalle modernità, ed insieme nauseato dal consumismo fine a se stesso, talvolta in via Migliara vado a ricercare quelle stesse sensazioni.

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